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Iraq - Grupo I

Iraq, strada lunga e cuore caldo verso il Mondiale 🌍

🇮🇶 Iraq, strada lunga e cuore caldo verso il Mondiale 🌍⚽

Una qualificazione attraversata da scatti, frenate e un repechage risolto con sangue freddo, per riportare l’Iraq dentro il grande racconto della Coppa del Mondo.

Introduzione

L’Iraq non ha costruito il suo viaggio con la comodità di chi domina dall’inizio alla fine fino al traguardo, ma con il passo di una squadra che ha dovuto imparare a vincere in più modi. Prima la corsa pulita, quasi impeccabile, della seconda fase asiatica. Poi la parte più ruvida, quella in cui il margine si assottiglia, le partite si fanno più pesanti e ogni gol pesa come una frontiera. Infine il repechage, il luogo in cui il calcio smette di essere solo progetto e diventa nervo.

C’è qualcosa di narrativamente potente nel cammino iracheno: non è la linea retta della favorita assoluta, ma la traiettoria di una nazionale che ha saputo cambiare registro. Ha saputo travolgere quando il contesto glielo ha permesso, come nelle goleade della seconda fase, ma anche restare in piedi nei pomeriggi più tesi, quelli decisi da un episodio, da una rincorsa finale o da una gestione più matura del risultato.

I numeri aiutano a mettere ordine nel racconto. Nella seconda fase l’Iraq ha chiuso al primo posto del gruppo F con 18 punti su 18, sei vittorie in sei partite, 17 gol segnati e appena 2 subiti. Nella terza fase, invece, ha terminato terzo nel gruppo B con 15 punti in 10 gare, con un bilancio più tirato: 9 gol fatti, 9 incassati, differenza reti pari. È lì che il viaggio ha cambiato pelle: meno brillantezza offensiva, più partite corte, più necessità di reggere l’urto.

I passaggi chiave si leggono bene anche nelle date. Il 21 novembre 2023, ad Hanoi, l’Iraq ha battuto il Vietnam 1-0 con un gol di M. Ali al 90+7: una vittoria da squadra che non molla e che sa portarsi a casa anche le serate sporche. Il 15 ottobre 2024, sul campo della Corea del Sud, è arrivata una sconfitta per 3-2 che ha mostrato insieme ambizione e fragilità: l’Iraq aveva trovato il modo di restare in partita, ma non di blindarla. E il 18 novembre 2025, nel ritorno con gli Emirati Arabi Uniti, il 2-1 casalingo ha chiuso il cerchio del playoff asiatico e aperto la porta dell’ultimo snodo, quello internazionale.

Se si volesse condensare tutto in un’immagine, sarebbe questa: una squadra che nei primi capitoli correva a campo aperto e negli ultimi ha dovuto giocare con il fiato addosso. Non sempre elegante, non sempre continua, ma spesso viva. Ed è proprio questa vitalità, più che una superiorità costante, ad averle consegnato il pass per il Mondiale.

El camino por Eliminatorias

Il percorso asiatico verso il Mondiale, per come emerge dai dati disponibili, si è articolato in più passaggi successivi: una seconda fase a gruppi, una terza fase ancora a gruppi, una quarta fase con mini-classifica e poi un ulteriore turno di spareggio che ha portato l’Iraq fino al repechage internazionale. È un cammino a strati, nel quale non basta partire bene: bisogna resistere quando il livello si alza e, se serve, saper sopravvivere agli ultimi incroci.

L’Iraq ha costruito la sua candidatura nella seconda fase con una superiorità netta. Primo nel gruppo F con 18 punti, sei vittorie in sei partite, 17 reti segnate e solo 2 incassate. Il vantaggio su Indonesia, seconda a quota 10, è stato ampio; ancora più netto quello su Vietnam e Filippine. In quel segmento la squadra ha avuto due meriti chiari: ha quasi sempre indirizzato bene le partite e non ha concesso continuità agli avversari. La differenza reti di +15 racconta una fase dominata più con la sostanza che con il semplice entusiasmo.

Poi la terza fase ha cambiato tutto. Nel gruppo B l’Iraq ha chiuso terzo con 15 punti in 10 partite, dietro Corea del Sud a 22 e Giordania a 16, ma davanti a Oman, Palestina e Kuwait. La fotografia è limpida: squadra competitiva, mai fuori dal discorso, ma non abbastanza continua per prendersi uno dei primi due posti. I 9 gol fatti in 10 gare segnalano una produzione offensiva più contenuta; i 9 subiti, invece, mostrano un equilibrio che però non si è tradotto sempre in controllo.

Il confronto con le squadre vicine in classifica è illuminante. La Giordania ha chiuso appena un punto sopra, 16 contro 15, ma con una differenza reti di +8 rispetto allo 0 iracheno. Significa che l’Iraq è rimasto attaccato alla corsa senza avere lo stesso margine nelle partite. Dietro, l’Oman si è fermato a 11: abbastanza vicino da tenere pressione, non abbastanza da togliere all’Iraq la sensazione di avere almeno il terzo posto in mano. In mezzo a queste distanze sottili si è deciso tutto.

Dal punto di vista delle tendenze, la terza fase è stata quella dei margini ridotti. L’Iraq ha battuto Oman all’andata e al ritorno per 1-0, ha superato la Palestina 1-0 in casa, ha pareggiato 0-0 in Kuwait e 0-0 con la Giordania, ha perso 3-2 in Corea del Sud e 2-1 contro la Palestina in trasferta, ha subito un 0-2 interno dalla Corea del Sud e ha strappato un 2-2 contro il Kuwait con due gol oltre il novantesimo. È la cronaca di una nazionale che vive spesso nella stretta misura del risultato.

Il terzo posto non ha chiuso il cammino, lo ha deviato. Nella quarta fase l’Iraq è finito nel gruppo B e ha raccolto 4 punti in due partite: 1-0 all’Indonesia e 0-0 in casa dell’Arabia Saudita. Stessi punti dei sauditi, ma secondo posto per differenza o criteri secondari desumibili dalla classifica disponibile. Anche qui il tema resta lo stesso: squadra solida, difficile da battere, ma costretta ancora a rincorrere una porta laterale invece dell’accesso diretto.

Da lì si è passati al turno successivo contro gli Emirati Arabi Uniti. L’1-1 esterno del 13 novembre 2025 ha lasciato tutto aperto, ma il 2-1 del ritorno, il 18 novembre, ha premiato l’Iraq con una vittoria concreta, pesante, ottenuta nel momento in cui non esiste più margine d’errore. Questo snodo è fondamentale per leggere l’intero percorso: l’Iraq non è arrivato al Mondiale con l’abbrivio della dominatrice, ma con la tenuta mentale di chi supera cancelli sempre più stretti.

Tabella 1

Data Ronda o giornata Avversario Condizione Risultato Marcatori Sede
16 de noviembre de 2023 Gruppo F Indonesia Casa 5:1 Irak: Rasan 20', Amat 35' a.g., Rashid 60', Amyn 81', Al-Hamadi 88'. Indonesia: Pattynama 45+3'. Estadio Internacional, Basora
21 de noviembre de 2023 Gruppo F Vietnam Trasferta 0:1 Irak: M. Ali 90+7'. Estadio Nacional Mỹ Đình, Hanói
21 de marzo de 2024 Gruppo F Filippine Casa 1:0 Irak: M. Ali 84'. Estadio Internacional, Basora
26 de marzo de 2024 Gruppo F Filippine Trasferta 0:5 Irak: Hussein 14' pen., 36', Al-Ammari 30', Iqbal 62', Tahseen 77'. Estadio Conmemorativo Rizal, Manila
6 de junio de 2024 Gruppo F Indonesia Trasferta 0:2 Irak: Hussein 54' pen., Jasim 88'. Estadio Gelora Bung Karno, Yakarta
11 de junio de 2024 Gruppo F Vietnam Casa 3:1 Irak: H. Ali 12', Jasim 71', Hussein 90+2'. Vietnam: Phạm Tuấn Hải 84'. Estadio Internacional, Basora
5 de septiembre de 2024 Giornata 1 Oman Casa 1-0 Irak: Hussein 13' Estadio Internacional, Basora
10 de septiembre de 2024 Giornata 2 Kuwait Trasferta 0-0 Senza gol Estadio Internacional Jaber Al-Ahmad, Kuwait
10 de octubre de 2024 Giornata 3 Palestina Casa 1-0 Irak: Hussein 31' Estadio Internacional, Basora
15 de octubre de 2024 Giornata 4 Corea del Sud Trasferta 3-2 Corea del Sud: Oh Se-hun 41', Oh Hyeon-gyu 74', Lee Jae-sung 83'; Irak: Hussein 50', Bayesh 90+5' Estadio Yongin Mireu, Yongin
14 de noviembre de 2024 Giornata 5 Giordania Casa 0-0 Senza gol Estadio Internacional, Basora
19 de noviembre de 2024 Giornata 6 Oman Trasferta 0-1 Irak: Amyn 36' Complejo Deportivo del Sultán Qaboos, Mascate
20 de marzo de 2025 Giornata 7 Kuwait Casa 2-2 Irak: Hashim 90+3', Bayesh 90+11'; Kuwait: Al-Sulaiman 39', 70' Estadio Internacional, Basora
25 de marzo de 2025 Giornata 8 Palestina Trasferta 2-1 Palestina: Abou Ali 88', Mahajna 90+7'; Irak: Hussein 34' Estadio Internacional, Amán
5 de junio de 2025 Giornata 9 Corea del Sud Casa 0-2 Corea del Sud: Kim Jin-gyu 63', Oh Hyeon-gyu 82' Estadio Internacional, Basora
10 de junio de 2025 Giornata 10 Giordania Trasferta 0-1 Irak: Jassim 77' Estadio Internacional, Amán
11 de octubre de 2025 Quarta ronda Indonesia Casa 1:0 Zidane Iqbal
14 de octubre de 2025 Quarta ronda Arabia Saudita Trasferta 0:0 Senza gol
13 de noviembre de 2025 Quinta ronda Emirati Arabi Uniti Trasferta 1:1 Luanzinho; Al-Zubaidi
18 de noviembre de 2025 Quinta ronda Emirati Arabi Uniti Casa 2:1 Mohanad Ali, Amir Al-Ammari; Caio

La lettura delle classifiche conferma questa doppia identità. Nella seconda fase l’Iraq è stato superiore in tutto: punti, tenuta, differenza reti. Nella terza e nella quarta ha invece dovuto fare i conti con un calcio molto più bloccato, nel quale ogni mezzo passo falso aveva conseguenze immediate. Per questo è importante mostrare tutte le tabelle disponibili: raccontano non un solo torneo, ma un percorso a capitoli, ciascuno con una pressione diversa.

Tabella 1

Pos. Squadra Pts. PJ V N P GF GS DR
1 Irak 18 6 6 0 0 17 2 +15
2 Indonesia 10 6 3 1 2 8 8 0
3 Vietnam 6 6 2 0 4 6 10 -4
4 Filippine 1 6 0 1 5 3 14 -11

Tabella 2

Pos. Squadra Pts. PJ V N P GF GS DR
1 Corea del Sud 22 10 6 4 0 20 7 +13
2 Giordania 16 10 4 4 2 16 8 +8
3 Irak 15 10 4 3 3 9 9 0
4 Oman 11 10 3 2 5 9 14 -5
5 Palestina 10 10 2 4 4 10 13 -3
6 Kuwait 5 10 0 5 5 7 20 -13

Tabella 3

Pos. Squadra Pts. PJ V N P GF GS DR
1 Arabia Saudita 4 2 1 1 0 3 2 +1
2 Irak 4 2 1 1 0 1 0 +1
3 Indonesia 0 2 0 0 2 2 4 -2

Il passaggio al repechage internazionale nasce proprio da questa concatenazione di piazzamenti: primo giro dominato, secondo giro sufficiente ma non risolutivo, mini-fase successiva utile ma non liberatoria, poi la doppia sfida vinta con gli Emirati Arabi Uniti. L’Iraq ha continuato a restare in corsa non perché abbia travolto tutti, ma perché in quasi ogni stazione del percorso ha trovato almeno una soluzione concreta: un 1-0, un pareggio utile, un ritorno gestito meglio dell’andata, un colpo nei minuti finali.

Nel repechage internazionale la rotta è stata chiara anche se più corta. La chiave B ha visto una semifinale tra Bolivia e Suriname il 26 marzo 2026 a Monterrey, vinta 2-1 dalla Bolivia. Da quel risultato è nato l’ultimo ostacolo per l’Iraq, chiamato a giocarsi tutto il 31 marzo 2026, ancora a Monterrey, contro la Bolivia. L’Iraq ha vinto 2-1 e ha chiuso il conto. È un dettaglio fondamentale: la nazionale irachena non ha dovuto soltanto “arrivare” al repechage, ma anche risolverlo in una partita secca, dove un episodio storto avrebbe spazzato via due anni e mezzo di corsa.

Il valore narrativo di quella finale sta anche nel contesto. Dopo una qualificazione fatta di partite strette e di punteggi corti, l’Iraq si è ritrovato ancora una volta dentro il suo habitat competitivo: margine minimo, tensione massima, necessità di non perdere la testa. Vincere 2-1 in un simile scenario completa l’identità della squadra meglio di qualunque etichetta tattica. Non è stata una qualificazione di lusso; è stata una qualificazione guadagnata.

Partite di repechage

Llave Fase Data Sede Stadio Squadra 1 Risultato Squadra 2
Repechaje 2 Semifinale 26 de marzo de 2026 Monterrey Estadio Monterrey Bolivia 2-1 Surinam
Repechaje 2 Finale 31 de marzo de 2026 Monterrey Estadio Monterrey Irak 2-1 Bolivia

Dal punto di vista strettamente numerico, il percorso complessivo mostra due facce ben definite. In casa l’Iraq ha spesso saputo costruire risultati utili, ma senza trasformare sempre il fattore campo in dominio netto nella fase più dura. In trasferta, invece, ha alternato prove solide, come lo 0-1 in Oman o lo 0-1 in Giordania, a cadute pesanti nel finale, come il 2-1 contro la Palestina. C’è anche un altro dato eloquente: molte delle sue partite decisive sono state vinte con un solo gol di margine. Questo parla di competitività, ma anche di una soglia d’errore sempre molto bassa.

Cómo juega

L’Iraq che emerge dai risultati è una squadra che cerca prima di tutto di restare dentro la partita. Non appare come una nazionale da volume offensivo continuo nella fase alta delle qualificazioni, bensì come un gruppo che preferisce tenere il punteggio in equilibrio e colpire nei momenti giusti. Lo confermano i numeri della terza fase: 9 gol fatti e 9 subiti in 10 gare. Media bassa, partite spesso strette, scenari in cui ogni dettaglio ha avuto peso.

La sua identità cambia molto a seconda del livello dell’avversario. Nella seconda fase, contro rivali che ha saputo governare meglio, l’Iraq è stato largo, aggressivo e capace di allungare i punteggi: 5-1 all’Indonesia, 5-0 nelle Filippine, 3-1 al Vietnam. In quella porzione del cammino ha segnato 17 reti in 6 partite, quasi 2,9 a gara. Nella terza fase, invece, la produzione si è abbassata drasticamente a 0,9 gol di media. Questo suggerisce una squadra che rende molto quando riesce a dettare i ritmi, ma che fatica di più quando il confronto si alza e la partita le toglie campo e comodità.

C’è però una virtù chiara: l’Iraq sa trascinare le gare fino agli ultimi minuti. Il gol al 90+7 contro il Vietnam, i due colpi al 90+3 e al 90+11 contro il Kuwait, il 90+2 contro il Vietnam, il 90+5 in Corea del Sud pur nella sconfitta. Non è un dettaglio folkloristico; è un indizio competitivo. Questa squadra ha energia emotiva nel finale, non si spegne facilmente e conserva la convinzione di poter cambiare il copione anche tardi.

Un altro aspetto interessante è la distribuzione del gol, almeno per quanto i dati permettono di osservare. Hussein compare spesso nei momenti importanti: contro Filippine, Indonesia, Vietnam, Oman, Palestina, Corea del Sud. Ma non è l’unica fonte. Entrano anche M. Ali, H. Ali, Jasim o Jassim, Bayesh, Amyn, Iqbal, Al-Ammari, Hashim, Mohanad Ali, Amir Al-Ammari. Questo non significa assenza di riferimenti offensivi; significa piuttosto che l’Iraq non dipende in modo assoluto da un solo marcatore per sopravvivere. In un cammino lungo, è un vantaggio.

Le vulnerabilità, però, sono altrettanto visibili. Quando la partita resta appesa troppo a lungo, l’Iraq rischia di pagarla nei dettagli. La sconfitta per 2-1 contro la Palestina è emblematica: vantaggio, gestione incompleta, due reti subite tra l’88’ e il 90+7. Anche il 3-2 in Corea del Sud racconta una fragilità simile: squadra viva, ma esposta quando il ritmo si alza nel finale. E il 0-2 interno con i sudcoreani mostra che, contro avversari capaci di maturare la gara con pazienza, l’Iraq può perdere densità col passare dei minuti.

In sintesi, l’Iraq sembra una nazionale da partite corte più che da controllo esteso. Quando può sporcare il ritmo, difendere un vantaggio minimo o restare agganciata al punteggio, sa diventare fastidiosa e persino molto efficace. Se invece è costretta a rincorrere per lunghi tratti o a sostenere un confronto aperto contro squadre di livello superiore, la sua struttura tende a sfilacciarsi. Non è un limite definitivo, ma è la faglia più riconoscibile del suo profilo.

El Grupo en el Mundial

Il gruppo mondiale dell’Iraq è il gruppo I, con tre avversari definiti dai dati disponibili: Norvegia, Francia e Senegal. È un girone che chiede lucidità immediata, perché non offre partite di contorno. Per l’Iraq, la sfida non sarà soltanto tecnica: sarà anche di postura. Dovrà decidere quando aspettare, quando osare e soprattutto come evitare di trasformare ogni gara in un assedio troppo lungo.

La scansione del calendario suggerisce un debutto cruciale. Il 16 giugno 2026, a Boston, contro la Norvegia, l’Iraq apre il suo Mondiale con la partita che più di tutte può orientare il gruppo dal suo punto di vista. Non perché sia semplice, ma perché arriva prima dell’incrocio con la Francia e prima dell’ultima giornata contro il Senegal. In tornei così brevi, il primo risultato non è una prefazione: è già struttura.

La seconda gara, il 22 giugno 2026 a Filadelfia, metterà l’Iraq davanti alla Francia. Qui il copione più prudente è evidente: partita da gestione, da densità, da attenzione ai dettagli. Senza informazioni aggiuntive sui rivali oltre al calendario del gruppo, la lettura più corretta è concentrarsi sull’Iraq: se la squadra riuscirà a trascinare la sfida su un punteggio basso, avrà almeno il terreno che preferisce; se invece la partita si allungherà, i suoi precedenti nelle gare più esigenti consigliano cautela.

L’ultima giornata, il 26 giugno 2026 a Toronto contro il Senegal, può diventare un crocevia totale. Le terze gare dei gironi hanno spesso una doppia vita: possono essere di controllo, se la classifica è già orientata, oppure di pura tensione, se i punti pesano ancora tutti. Per l’Iraq sarà fondamentale arrivarci senza aver disperso troppo nelle prime due. La sua storia recente dice che nelle partite tese sa restare viva; ma dice anche che non può permettersi blackout nel finale.

C’è poi una questione stilistica importante. Questo gruppo sembra chiedere all’Iraq una versione molto precisa di sé stesso: compatta, lucida, cinica, capace di segnare nelle poche finestre utili. Le goleade della seconda fase qualificatoria qui contano poco come precedente; contano molto di più gli 1-0, gli 0-0, i successi costruiti con pazienza e le gare tenute aperte fino all’ultimo quarto d’ora. Se l’Iraq vuole stare nel girone, dovrà renderlo scomodo per tutti.

Infine, il calendario lascia spazio a una considerazione semplice: l’Iraq non sembra destinato a un Mondiale da recita passiva. Il suo percorso di qualificazione, con tutti i suoi strappi, ha dimostrato una certa durezza agonistica. Non garantisce superiorità, certo, ma autorizza a immaginare una squadra che non entra in campo per abbellire il tabellone. Il suo torneo dipenderà dalla capacità di rendere ogni partita corta, nervosa, contendibile.

Data Stadio Città Avversario
16 de junio de 2026 Gillette Stadium Boston Norvegia
22 de junio de 2026 Lincoln Financial Field Filadelfia Francia
26 de junio de 2026 BMO Field Toronto Senegal

Partita per partita, il quadro può essere letto così. Contro la Norvegia è una gara da equilibrio e da primi dettagli: l’Iraq deve evitare di inseguire presto, difendere bene l’area e provare a portarla su un punteggio corto. Pronostico: pareggio. Contro la Francia il piano più realistico è resistere il più a lungo possibile e cercare un episodio favorevole. Pronostico: vince Francia. Contro il Senegal il margine dipenderà molto dalla classifica con cui si arriverà all’ultima giornata, ma l’Iraq può pensare a una gara ruvida e aperta fino in fondo. Pronostico: vince Senegal.

Le chiavi per inseguire la qualificazione sono abbastanza nette:

  • Non concedere subito il controllo emotivo della prima partita contro la Norvegia.
  • Trasformare almeno una delle prime due gare in un risultato utile a punteggio basso.
  • Evitare i finali sporchi che hanno pesato contro Palestina e Corea del Sud.
  • Trovare gol da più uomini, senza dipendere da una sola firma.
  • Arrivare all’ultima giornata ancora dentro il discorso classifica.

Opinión editorial

L’Iraq arriva al Mondiale con un profilo più interessante di quanto suggeriscano le etichette facili. Non è una squadra lineare, e forse proprio per questo merita attenzione. Ha saputo dominare quando doveva dominare, ha sofferto quando il livello si è alzato, ma non si è staccata dal proprio obiettivo. In un calcio di qualificazioni sempre più affollato, questa è già una forma di qualità: restare vivi abbastanza a lungo da trovare l’ultima porta aperta.

Il punto, però, è che al Mondiale la sopravvivenza da sola non basta. Servirà una versione più pulita nei momenti chiave, soprattutto nella gestione dei finali. La ferita del 25 marzo 2025 contro la Palestina, con due gol subiti tra l’88’ e il 90+7 dopo essere stati avanti, resta come avvertimento concreto: l’Iraq può competere, ma non può permettersi di allentare neppure per pochi minuti. Se saprà imparare da quella sera, allora il suo girone potrà diventare meno proibitivo di quanto sembri a prima vista.